Presso la chiesa di San Salvatore di Albosaggia, è iniziato un cantiere di ricerca interdisciplinare di grande rilevanza, nell’ambito del progetto “Le radici di una identità 2”, condotto dalla Comunità montana Valtellina di Sondrio e sostenuto da Fondazione Cariplo. Il comune di Albosaggia, guidato dal sindaco Graziano Murada, partecipa attivamente a questa iniziativa, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio. L’intervento si concluderà con il riposizionamento delle ossa nell’ossario, come convenuto con la diocesi di Como e la parrocchia.
Collaborazione interdisciplinare per la storia locale
Un team composto da bioantropologi, archeologi, bioarcheologi e storici lavora sinergicamente per ricostruire, attraverso lo studio del deposito osseo, la storia biologica e culturale della comunità, offrendo un quadro della vita quotidiana, dell’adattamento e della resilienza nel passato.
Le operazioni di documentazione e mappatura sono iniziate ad aprile, con il recupero del primo strato di resti umani, che appartengono a oltre un centinaio di individui. Le analisi antropologiche e paleopatologiche in corso mirano a determinare il numero minimo di individui, il sesso biologico, l’età alla morte e le modificazioni ossee legate a malattie, traumi o stress, contribuendo a ricostruire aspetti concreti della vita della comunità. Sono inoltre previste indagini diagnostiche, come la datazione al radiocarbonio, per risalire all’epoca di sepoltura degli individui.
Il progetto coinvolge l’Università di Torino, con i professori Paolo de Vingo (archeologo, Dipartimento di Studi Storici) e Rosa Boano (bioantropologa, Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi), supportati da esperti come Alessandra Cinti e Sara Bellotto (bioantropologhe), Miria Ciccarone (bioarcheologa) e Marco Tremari (archeologo geomatico).
«Il progetto di San Salvatore – commenta Rita Pezzola, coordinatrice scientifica del progetto “Radici” – rappresenta un esempio significativo dell’importanza di condurre ricerche interdisciplinari, integrando le scienze dure e le scienze umane per la ricostruzione di quadri storici complessi».
È importante sottolineare che la ricerca si svolge nel rispetto di un codice etico internazionale, garantendo dignità e cura nel trattamento dei resti umani durante tutte le fasi di analisi.
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Contesto storico della chiesa di San Salvatore
La chiesa di San Salvatore, situata in un pianoro a 1300 metri di altitudine nella valle del Livrio, ha una storia che affonda le radici nel medioevo. Nel corso dei secoli, generazioni di abitanti e visitatori hanno utilizzato la mulattiera che conduce al luogo, intrecciando pratiche quotidiane e rituali religiosi e funerari. La memoria di questa comunità si esprime attraverso le pietre della valle, la struttura della chiesa, le baite, le fonti storiche e i racconti orali, fino ai resti umani custoditi sotto la chiesa, testimonianze dirette della sua evoluzione.
Questi resti ci avvicinano ai vissuti delle persone che hanno abitato questo territorio. Sotto l’attuale sagrestia, per secoli sono state raccolte le ossa di uomini, donne e bambini, in una pratica funeraria che privilegiava il ricordo collettivo rispetto a quello individuale.
Oggi, l’ossario non è solo un luogo di conservazione, ma è protagonista di un intervento di studio che integra diverse competenze. L’obiettivo è duplice: ricostruire la stratigrafia che ha determinato la formazione dell’ossario e analizzare il materiale osteologico in esso conservato.