Cologna ricorda don Siro

La frazione di Cologna celebra l’eredità di don Siro Cabello

A 26 anni dalla sua scomparsa, il parroco che ha trasformato la comunità continua a ispirare.

La frazione di Cologna celebra l’eredità di don Siro Cabello

Don Siro Cabello, noto come il parroco “costruttore di comunità”, torna al centro dell’attenzione a Cologna, frazione di Tirano, a 26 anni dalla sua morte. Questo sacerdote valtellinese, che ha anticipato la dottrina del “popolo di Dio”, ha lasciato un segno indelebile nella sua comunità attraverso azioni concrete: strade, abitazioni e opportunità di lavoro per i giovani. Una testimonianza inedita riaccende la memoria collettiva. Prima ancora che il Concilio Vaticano II ridesse forma alla pastorale, don Siro – nato a Chiesa Valmalenco nel 1914 e scomparso il 18 febbraio 2000 – ha scelto di vivere tra la sua gente. Ha guidato la parrocchia di Cologna dal 1953 al 1965, trasformando il ruolo del parroco in un motore di sviluppo sociale in un territorio segnato dalla povertà del dopoguerra.

Azioni Concrete e Innovazione

Le sue iniziative furono straordinariamente pratiche: riuscì a ottenere sussidi statali, fino a due milioni di lire a fondo perduto, per aiutare le famiglie nella sistemazione delle abitazioni rurali; promosse la costruzione di strade interpoderali che ancora oggi attraversano i campi, sostituendo i pochi sentieri esistenti; e fece erigere un oratorio dove si proiettavano film la domenica, offrendo così un’unica forma di svago per una comunità isolata. La sua attenzione ai giovani si rivelò particolarmente innovativa.

L’Impatto Sulla Comunità

In un periodo in cui molti genitori non consideravano studi oltre la licenza elementare, don Siro organizzò corsi con esperti esterni, inviò ragazzi in Piemonte presso i salesiani per apprendere il mestiere di tipografo e avviò a Cologna una piccola maglieria per offrire prospettive professionali alle ragazze. “Per lui, la fede senza concretezza non serviva a nulla”, ricorda Enrica Gobetti, una parrocchiana che lo conobbe da bambina. Anche in ambito liturgico, fu un precursore: mentre la messa era ancora celebrata in latino, le sue omelie erano in italiano, rendendo accessibile il Vangelo anche ai più piccoli. “Era un prete dinamico che precorreva i tempi, ma sempre prete: mai fuori dal suo ruolo, sempre in mezzo alla gente”, afferma la testimone.

Dopo Cologna, don Siro continuò il suo ministero a Poggiridenti (1965-1971), a Biolo sopra Ardenno (1971-1981), a Lanzada (1981-1989) e infine tornò a Chiesa Valmalenco. Tuttavia, è a Cologna che il suo segno rimane visibile ogni giorno: nelle strade percorse, nelle case abitate e nella memoria di una comunità oggi prospera che non vuole dimenticare le sue radici. “Oggi stiamo tutti bene”, riflette una parrocchiana, “ma non dobbiamo dimenticare chi ci ha permesso di arrivare fin qui”. Per questo, è stato lanciato un appello, supportato dal giornale locale Intorno Tirano (www.intornotirano.it) e ora anche da noi, per intitolare una via o la piazzetta antistante la chiesa a questo sacerdote, vero “costruttore di comunità”.