Prende avvio il ciclo Paesaggi di Storia, programmato per il 12 marzo e il 16 aprile, focalizzato sulla ricerca del dialetto. Questo progetto, che prevede cortometraggi e approfondimenti, è curato da Giovanni Peretti, scrittore e storico, e sostenuto dall’assessorato alla Cultura. La prima delle quattro serate, intitolata L’incendio di Sant’Antonio Valfurva, avrà luogo il 10 aprile 1899. Maria Albina Andreola, assessore, ha dichiarato: “Il progetto, supportato dal Sistema museale Valtellina, nasce dal desiderio di riscoprire storie e di accrescere l’identità delle varie Comunità e paesi, per viverci con maggiore consapevolezza. Il dialetto, come veicolo della lingua e memoria del futuro, esprime un forte senso di appartenenza alle radici storiche. Rappresenta un prezioso sistema culturale e antropologico, di grande forza espressiva. Per secoli, è stato il linguaggio vivo della libera comunità in vari dibattiti pubblici. È fondamentale prestare attenzione alla specificità e fragilità di questo capitale immateriale, affinché attivi dinamiche di crescita, ricerca e rafforzi la coesione in una rete di micro pluralità che genera un linguaggio comune.”
Serata
La serata sarà condotta in dialetto da vari partecipanti, dimostrando la ricchezza lessicale che alimenta lo spirito creativo. Andreola ha affermato: “Don Remo Bracchi, Glicerio Longa e Domenico Schena hanno offerto prove eccellenti in ambito poetico; speriamo di stimolare il desiderio di future ricerche dialettologiche.” Letture di poesie saranno a cura di Loretta Barco e Guido Vitalini. Peretti ha aggiunto: “In ogni frazione del comprensorio Alta Valtellina esistono inflessioni dialettali diverse; per la gente, parlare dialetto era un modo di conoscersi e riconoscersi, un vero e proprio linguaggio madre. In esso si racchiude la cultura di un luogo e di un popolo, capace di esprimere concetti attraverso frasi sintetiche e precise, traducibili solo in immagini. Il dialetto è in continua evoluzione e può fungere da mezzo per la conoscenza e la salvaguardia delle culture locali. Questo è un progetto coraggioso, voluto con intelligenza e passione da Andreola, non per preservare in modo statico parole dialettali dimenticate, ma per non abbandonare le nostre radici. Ed è dimostrato dall’interesse mostrato dal pubblico presente, proveniente da ogni dove.”