Sabato scorso, al Giardino della Memoria, si è svolta la cerimonia di commemorazione dei cinque martiri, fucilati l’11 aprile 1945 da un plotone della Legione Tagliamento a Mù di Edolo. I cinque uomini, incarcerati ad Edolo per oltre un mese, subirono orrende torture prima di essere giustiziati al muro del cimitero di Mù. All’evento hanno preso parte il viceprefetto Raffaella Attianese, la dottoressa Fausta Messa, direttrice dell’Istituto Sondriese per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea, insieme a diverse autorità civili, militari e religiose, associazioni d’arma in congedo e gli studenti della scuola secondaria di primo grado accompagnati dai loro insegnanti. L’iniziativa è stata promossa dal Comune di Villa di Tirano, dall’Ecomuseo della Resistenza in Mortirolo e dalle Fiamme Verdi, rappresentate da Ezio Gulperti. Durante la cerimonia sono stati ricordati Giovanni Venturini, Gregorio Canti, Vittorio Negri, Giovanni Scilini e Vitale Ghiroldi, giovani uomini che, dopo l’8 settembre 1943, decisero di opporsi al fascismo unendosi alle formazioni partigiane delle Fiamme Verdi.
Intervento del Sindaco
Il sindaco Franco Marantelli ha preso la parola per un intervento istituzionale: “A nome dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, dell’Istituto Sondriese per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea, dell’Associazione Fiamme Verdi, dell’Istituto Comprensivo di Teglio e della Scuola secondaria di primo grado di Villa di Tirano, siamo qui a testimoniare il sacrificio e l’impegno di tutti coloro che, negli anni 1943-1945, diedero un contributo attivo. Siamo qui anche per ribadire il dovere della memoria: onorare il passato per costruire un domani di pace e giustizia. Oggi, gli alunni della nostra scuola secondaria di primo grado pianteranno qui un ulivo. Questo gesto simbolico rappresenta il loro impegno per la pace e la speranza di un futuro migliore. L’ulivo, da sempre simbolo di pace, sarà un ricordo vivo della volontà dei giovani di costruire un mondo più armonioso e rispettoso”.
La dottoressa Messa ha aggiunto: “Chi è nato nel 1915 o nel 1916 è venuto al mondo negli anni della Grande Guerra. Finito quel conflitto, questi ragazzi sono cresciuti in un’Italia già segnata dalla dittatura fascista. Intorno ai vent’anni, furono chiamati al servizio militare, durante il periodo 1935-1937, proprio mentre il Paese era coinvolto nella guerra d’aggressione voluta dal fascismo in Africa, contro l’Etiopia. Non tutti furono inviati in Africa, ma molti di loro si ritrovarono in Albania nel 1939, in Grecia nel 1940 e successivamente in Russia. Pensiamo a cosa abbia significato per quella generazione: gli anni più belli della vita, dai vent’anni in avanti, trascorsi in guerra. Quando tornarono dalla Russia, spesso con ferite profonde e piedi congelati, si trovarono, dopo l’8 settembre 1943, davanti a una scelta cruciale: decidere da che parte stare. Molti di loro scelsero di opporsi al fascismo, salendo in montagna e unendosi alle formazioni delle Fiamme Verdi”.