Gigi Negri, direttore del Consorzio turistico mandamentale di Tirano, offre una lucida lettura delle recenti Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. “Questi Giochi si sono conclusi lasciandomi con una certezza: non abbiamo solo ospitato un grande evento, ma abbiamo dimostrato di essere pronti a una sfida globale. Parlo come direttore del Consorzio turistico Media Valtellina e membro del C.D.A. della Fondazione Bormio, a nome della Provincia di Sondrio. Ho visto questa Olimpiade come un obiettivo sia personale che istituzionale. Non per salire su un podio, ma per esserci e contribuire. Oggi posso affermare di aver raggiunto questo traguardo. Questo approccio è simile a quello che ho applicato nel progetto del cicloturismo: visione, programmazione e continuità. I risultati arrivano nel tempo. Questi Giochi hanno regalato alla Valtellina una visibilità internazionale senza precedenti. Le immagini di Livigno sotto la neve e le emozioni delle gare a Bormio, con l’esordio olimpico dello sci alpinismo, hanno presentato al mondo un territorio organizzato, affidabile e competitivo. Le 34 medaglie assegnate tra Livigno e Bormio attestano il ruolo centrale della Valtellina nell’evento. Una Valtellina vestita di bianco che ha visto partecipare numerosi atleti locali, ha messo in mostra le sue eccellenze enogastronomiche, come i pizzoccheri “da medaglia”, e ha offerto una proposta turistica solida, capace di attrarre visitatori.
Eredità delle Olimpiadi
Negri sottolinea che l’eredità più significativa non è solo mediatica, ma anche generazionale. “Penso ai nostri giovani: volontari, atleti, studenti e spettatori che hanno compreso il significato di lavorare per un obiettivo comune e l’importanza della disciplina e della determinazione. È fondamentale trasformare questa esperienza in un’opportunità concreta: attraverso progetti sportivi strutturati, investimenti nelle infrastrutture, percorsi formativi qualificati e un sostegno stabile alle società locali, ispirandoci alla Norvegia, la nazione più medagliata di questi giochi. Le infrastrutture devono essere considerate non solo opere, ma strumenti di crescita. I progetti non sono semplici annunci, ma responsabilità. Se sapremo accompagnare i nostri ragazzi con visione e continuità, questa Olimpiade rappresenterà un punto di partenza, non un traguardo. Prendiamo ad esempio Arianna Fontana, che ha raggiunto un traguardo storico con la quattordicesima medaglia olimpica: anche i nostri politici e le istituzioni hanno lavorato con impegno per valorizzare il nostro territorio e le sue eccellenze. Infine, resta una riflessione più ampia: con il mondo che guarda all’Italia, l’appello di Papa Leone XIV alla tregua olimpica avrebbe potuto trasformare questo evento in un segnale ancora più forte. Lo sport possiede una forza simbolica straordinaria. Quando supera i confini della competizione e parla di pace, diventa davvero universale. L’eredità olimpica è ora nelle nostre mani e spetta a noi darle continuità.”